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QUALI SONO LE POSSIBILI CONSEGUENZE DI UN USO SCORRETTO E/O PROLUNGATO DEL CIUCCIO?

A cura di Maria Letizia Beccuti,

specializzata in odontoiatria pediatrica

  1. Che cos’è la suzione?

Il riflesso della suzione è naturale nel neonato.

Già a partire dalla fine del primo trimestre di gestazione (11-12 settimane) il feto mostra movimenti di suzione e deglutizione.

A 13-14 settimane inserisce le dita e il pollice in bocca.

Tra le 18 e le 21 settimane si specializzano i movimenti antero-posteriori e di avvolgimento della lingua e tra le 24 e le 28 settimane i movimenti di suzione, delle labbra e della lingua si coordinano meglio con la deglutizione.

La suzione permette al neonato di nutrirsi e idratarsi già pochi minuti dopo la nascita e sovente si rivela uno strumento di autoconsolazione durante l’adattamento alla vita extrauterina.

Quindi risulta spontaneo per il bambino cercare oggetti ( il ciuccio offerto dai genitori o anche semplicemente il dito) da portare in bocca dopo la nascita.

2. Ci sono conseguenze negative legate all’uso prolungato di ciuccio o dito?

Mentre i fattori positivi legati all’uso del ciuccio sono noti a tutti i genitori (ha effetto calmante e rilassante, aiuta la digestione, migliora la coordinazione), poco si dibatte delle conseguenze negative di un uso scorretto e soprattutto prolungato del ciuccio/dito anche oltre i 2/3 anni, cioè quando il bambino ha di fatto acquisito la capacità di nutrirsi con alimenti solidi e di affrontare in autonomia emozionale le varie situazioni sociali.

L’utilizzo scorretto del ciuccio o del dito nella suzione non nutritiva, può comportare alcuni danni rilevanti alla conformazione del palato, e danni funzionali alla deglutizione (“deglutizione atipica”), alla respirazione (“respirazione orale”) e alla fonazione. Per questi motivi l’uso prolungato del ciuccio o il succhiamento del dito dopo i 2/3 anni viene definito “abitudine viziata”.

Tutte le problematiche inerenti all’argomento sono legate alla postura linguale ed al rapporto della lingua con il palato.

Qual è il rapporto tra palato e lingua?

Il palato è la parete superiore della cavità orale (il cosiddetto tetto della bocca) e, al contempo, il pavimento delle cavità nasali. E’ suddivisibile in due regioni: una anteriore, chiamata palato duro, e una posteriore, denominata palato molle. Il palato duro presenta una componente ossea, che nel palato molle è del tutto assente e sostituita, in un certo senso, da una componente di natura muscolare. La componente ossea del palato duro è costituita dai processi palatini delle due ossa mascellari e dalle lamine orizzontali delle due ossa palatine, che sono ossa del cranio.

La lingua è un complesso muscolare importante, costituita da muscoli estrinseci ed intrinseci e svolge un ruolo fondamentale nell’accrescimento trasversale corretto del palato. Per ottemperare a questo compito, la superficie palatina della lingua (porzione anteriore orizzontale della superficie dorsale della lingua) dovrebbe posizionarsi, a riposo, in un punto specifico del palato, chiamato spot palatino, posto dietro gli incisivi superiori, dove iniziano le rughe palatine. Durante la deglutizione la lingua trasmette sul palato una pressione di circa 2 chilogrammi ad ogni spinta linguale ed ogni giorno avvengono circa 2000 deglutizioni.

Risulta quindi evidente come la presenza continuativa del ciuccio o del dito, che si interpone tra lingua e palato, costituisca un ostacolo per il corretto movimento della lingua all’interno del cavo orale, impedendone il posizionamento sul palato e mantenendola invece in posizione bassa, anche a riposo. Una postura alterata della lingua può modificare sia la postura della mandibola sia la posizione dei denti in tutti e 3 i piani dello spazio.

3. Quali sono le conseguenze negative di una postura linguale scorretta? 

a) DEGLUTIZIONE ATIPICA

La deglutizione è un meccanismo neuromuscolare soggetto a una maturazione fisiologica durante la crescita di un individuo, passando da una deglutizione infantile a quella adulta o matura.

La deglutizione di tipo adulto durante la fase orale (unica fase volontaria della deglutizione) vede la punta della lingua posizionata sulle rughe palatine, ossia indietro rispetto agli incisivi superiori; il dorso della lingua spinge sul palato duro che si appiattisce mandando il bolo alimentare in faringe.

La contrazione dei muscoli masticatori stabilizza la mandibola e le arcate dentarie sono in occlusione.
Nel lattante invece la deglutizione avviene senza alcun contatto labiale, senza alcuna attivazione della muscolatura masticatoria, quindi con le arcate dentarie semiaperte, sollevando la mandibola che spinge la lingua verso l’alto; la punta della lingua si ricurva e comprime il capezzolo contro il palato duro.

Il punto cardine del passaggio dalla deglutizione infantile ad una deglutizione di tipo adulto è dato dall’eruzione degli incisivi superiori ed inferiori che vanno a ridurre lo spazio disponibile per la lingua e dal passaggio a una alimentazione di tipo solido che si completa solitamente intorno ai due anni per la maggior parte dei bambini.

La protratta suzione non nutritiva del dito o del ciuccio oltre i 2/3 anni determina la persistenza dei meccanismi di deglutizione infantile, detta “deglutizione atipica”, ovvero una anomalia del distretto neuromuscolare relativo. Durante l’atto deglutitorio la lingua viene interposta tra le arcate, anteriormente e lateralmente, con spinta in avanti ed in particolare la porzione mediana della lingua si allontana dal palato; le labbra risultano incompetenti o ipotoniche; non c’è di stabilizzazione occlusale della mandibola, con assenza di contrazione dei muscoli masticatori.

Conseguenza sul cavo orale è frequentemente il “morso aperto” anteriore o posteriore, ovvero un’alterazione in senso verticale con perdita di contatto dei denti anteriori. Può essere dentale o scheletrica (open bite scheletrico). Se è dentale, ovvero causata dall’uso protratto del ciuccio tende a risolversi spontaneamente con l’interruzione dell’abitudine viziata. Nel caso sia una problematica di tipo scheletrico si deve procedere con una valutazione ortodontica.

b) RESPIRAZIONE ORALE

Quando l’utilizzo protratto del ciuccio o del dito determina il morso aperto anteriore, il bambino spesso sviluppa la “respirazione orale”, ovvero, in mancanza del suggello labiale, l’aria viene introdotta dalla bocca invece che dal naso.

Normalmente, l’aria che inspiriamo dal naso, viene umidificata, risaldata, e purificata da polveri e batteri. Così trasformata passa successivamente attraverso la faringe e la laringe nella trachea, poi nei bronchi e infine nei polmoni. Quando invece permane la respirazione orale, l’aria non viene processata ed il bambino sarà più vulnerabile agli attacchi batterici, con i problemi infettivi che ne conseguo. Inoltre la respirazione orale genera uno scarso tono muscolare dei muscoli facciali che può determinare effetti sulla forma del viso ed una crescita mandibolare proiettata in basso e indietro.

I bambini respiratori orali sono più frequentemente soggetti a raffreddori, adenoiditi, otiti, tonsilliti, asma, allergie, stitichezza, mal d’auto, roncopatia (russamento), enuresi notturna (può fare la pipì nel letto mentre dorme). Naturalmente crescendo saranno maggiormente soggetti a laringiti, faringiti, infiammazioni gengivali diffuse a causa della bocca secca, e uno stato infiammatorio delle vie aeree e delle orecchie.

A volte la respirazione orale si presenta in modo subdolo e si manifesta solo di notte. In età pediatrica i genitori devono osservare alcune caratteristiche, soprattutto se russa: può bagnare il cuscino con la saliva, può svegliarsi con la bocca secca e alito maleodorante, può svegliarsi di soprassalto per apnea notturna con fame d’aria, può svegliarsi al mattino con leggero mal di testa, ha poca voglia ad alzarsi indipendentemente da quanto abbia dormito.

La respirazione orale unita a disfunzioni neuromuscolari soprattutto in soggetti sovrappeso, può portare a Sindrome dell’Apnea Ostruttiva del Sonno (OSAS)

c) FONAZIONE

La lingua svolge un compito importante sia nella risonanza sia nell’articolazione del linguaggio. Basti pensare al suo ruolo nella pronuncia delle consonanti esplosive o fricative o delle vocali /i/, /a/ e /u/.

Le esplosive /t/ e /d/ si formano in corrispondenza dell’apice della lingua. Le labbra sono dischiuse ma la lingua chiude il tratto vocale in corrispondenza della sua parte anteriore, formando un arco sulle gengive dei denti anteriori, mentre il dorso è separato posteriormente dal palato.

Le fricative /f/ e /V/ si formano in corrispondenza delle labbra e dei denti e il dorso della lingua viene separato per un breve tratto dal palato in tutta la sua lunghezza mentre lo spinfere velo-faringeo è chiuso. Le fricative /s/ e /v/ invece si formano in corrispondenza dell’apice della lingua e dei denti. In questo caso l’apice linguale viene sollevato dietro la superficie linguale dei denti anteriori superiori, mentre il dorso della lingua è abbassato e distaccato posteriormente dal palato.

Nel pronunciare la vocale /i/ la massa della lingua viene sollevata ed appiattita in avanti, per portare il suo dorso vicino e parallelo ai contorni del palato, con l’apice della lingua posto sotto e dietro il diastema interincisivo. La porzione posteriore e verticale della lingua si muove verso l’avanti, allontanata dalla parete posteriore della faringe. Per la vocale /a/ la massa della lingua viene abbassata e fa sporgenza indietro e l’apice viene abbassato e spostato per scoprire la porzione anteriore ed inferiore del pavimento orale. Nel pronunciare la /u/ la massa della lingua è ulteriormente abbassata in avanti.

Evidente quindi che alterazioni nelle strutture neuromuscolari, quali abitudini viziate (postura linguale bassa a riposo o malposizioni della mandibola) possano avere effetti nocivi sul linguaggio.

4.  Meglio il dito o il ciuccio?

Se l’uso corretto del ciuccio o il succhiamento del dito possono ritenersi assolutamente normali nel processo di crescita dei nostri bambini, si possono evidenziare comunque alcune differente tra le due abitudini.

Dal mio punto di vista l’abitudine a succhiarsi il pollice è più grave e va decisamente controllata ed impedita perché:

  • il ciuccio ha una consistenza morbida, mentre il dito è decisamente più duro, data la presenza dell’osso e può provocafre deformazioni ossee più severe
  • il ciuccio ha una forma anatomica che permette una respirazione fisiologica, mentre la suzione del dito potrebbe prevedere asddirittura più dita contemporaneamente, in posizioni differenti, con conseguenze più gravi
  • il ciuccio può essere nascosto, perso, buttato o scambiato con un regalino, mentre il dito è ovviamente sempre disponibile
  • il ciuccio può essere disinfettato e pulito più facilmente del dito (i bambini toccano tutto per curiosità e si trovano spesso a mettere le mani in posti igienicamente poco puliti)
  • il ciuccio sembra avere un effetto protettivo nei confronti della SIDS (Sudden Infant Death Syndrome). Offrire il succhietto al piccolo solo dopo che l’allattamento sarà ben avviato lo porterà a proteggersi dal rischio di apnee o di soffocamento, evitando ostruzioni involontarie della faringe.

Il mio consiglio è quindi di proporre il ciuccio, solo dopo che l’allattamento sia ben avviato, attendendo comunque il primo mese di vita.

Fondamentale rimane l’utilizzo consapevole e corretto del ciuccio e l’interruzione graduale per non incorrere nell’insorgenza di una “abitudine viziata” con le conseguenze discusse.

Ricordiamoci sempre che nelle abitudini viziate, come il succhiamento del dito o del ciuccio,  che  possono influenzare la forma delle arcate dentali, è più determinante la durata della parafunzione, in termini di numero di ore per giorno, che l’intensità con cui viene praticata (intesa come quantità di forza esercitata contro i denti).

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